Erbe spontanee: l’aglio ursino e come riconoscerlo

Aglio ursino

L’Aglio orsino (Allium ursinum) – forma biologica: geofita bulbosa

Foglie di aglio ursino

Le credenze popolari lo vogliono come alimento prediletto degli orsi al risveglio dal letargo invernale. Una delle prime specie che colorano di verde i sottoboschi ombrosi dei boschi della regione, dalla collina, golene dei fiumi alle “selve” di pianura.
Allium dal latino ad indicare il suo sapore “che scalda”. E’ una pianta delicata nel suo aspetto, a primavera colora il sottobosco con il verde acceso delle sue foglie, spesso in grandi distese, che se stropicciate il loro odore è molto forte e caratteristico e vi permetterà di incorrere in equivoci con specie simili.
Le foglie, generalmente due, sono ovali e lanceolate e raggiungono i 20 cm , sono munite di un lungo picciolo. Le stesse vengono utilizzate per preparare pesti e insaporire pietanze. Da aprile a giugno, a seconda del luogo di crescita, i fiori si manifestano con un’infiorescenza a ombrella bianco candido.

La raccolta è permessa nella quantità di un chilogrammo al giorno per persona secondo la legge regionale 9 del 23 aprile 2007 (allegato C) – Norme in materia di risorse forestali.

Come in ogni raccolta di erbe spontanee va posta la necessaria attenzione perchè potremmo confonderla con altre piante tossiche anche pericolose come ad esempio il colchico (Colchicum autumnalis) o il mughetto (Convallaria majalis). Un po’ di pratica e il confronto con un occhio esperto vi permetteranno di distinguerle ed evitare spiacevoli conseguenze.

Il colchico (Colchicum autumnalis) – forma biologica: geofita bulbosa

Foglie di colchico

Nato da una goccia caduta a terra  mentre la maga Medea preparava una pozione nella regione della Colchide, così racconta Dioscoride. Il Colchico come riferisce il nome della specie (autumnalis), fiorisce alla fine dell’estate e si protrae in autunno con uno splendido fiore rosa-lilla molto delicato. Potremmo incontrarlo nel sottobosco così come su un argine fluviale, o al bordo di un sentiero.
Una specie officinale tossica a cui bisogna prestare attenzione soprattutto per le sue foglie, infatti il colchico condivide spesso gli ambienti di crescita dell’aglio orsino, e possono essere confusi. Purtroppo il fiore solitario del colchico non ci potrà aiutare a distinguerlo proprio per il suo periodo tardo estivo di fioritura in cui le foglie primaverili sono già svanite. In una raccolta di foglie d’aglio orsino è necessario uno scrupoloso controllo nel verificare che nel cesto non siano presenti quelle di Colchico. Pochi milligrammi di Colchicina, il suo principio attivo, contenuto in poche foglie potrebbero costarci la vita.

Si riconosce per le foglie (generalmente 5-6) che a differenza dell’aglio orsino crescono “a cespi” senza picciolo, hanno una consistenza carnosa, bordi ondulati, il portamento più rigido e una maggiore lucidità.

Il Mughetto o Giglio delle convalli (Convallaria Majalis)  –  forma biologica: geofita rizomatosa

Foglie e fiore del mughetto

E’ una specie presente in Friuli Venezia Giulia specialmente nelle zone alpine e carsiche ma anche nei piccoli e preziosi frammenti boschivi della pianura friulana su terreni con presenza d’argilla.

I latini lo chiamavano “lilium convalium” ad indicare la sua crescita sui pendii, l’epiteto majalis della specie sta ad indicare il suo periodo di fioritura nel mese di maggio. Il suo nome comune, dal francese muguet si riferisce al profumo muschiato.

E’ una specie con delicati fiori bianchi a campanella molto profumati di grande bellezza conosciuta per le sue innumerevoli qualità officinali ed usata per il profumo nella cosmesi. Anche in questo caso il mughetto potrebbe essere confuso con l’Aglio orsino per le sue foglie. Si riconosce per le foglie, due che sono ellittiche, allargate e lunghe fino a 15 cm con corto picciolo che si inserisce sul fusto. L’intera pianta raggiunge i 30 cm. Nonostante la sua bellezza per i fiori a campanella il mughetto è una specie officinale tossica in ogni sua parte ed una sua accidentale ingestione può provocare importanti avvelenamenti. I luoghi di crescita su terreni calcari coincidono meno frequentemente con quelli di A. ursinum.
Nonostante la sua bellezza il mughetto è una specie officinale tossica in ogni sua parte ed una sua accidentale ingestione può provocare importanti avvelenamenti.

Testo e foto a cura della guida naturalistica Umberto Fagotto.

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